In origine, il Tripurā Rahasya era composto da tre parti: il māhātmya kāṇḍa, contenente prevalentemente le narrazioni mitologiche focalizzate sulla figura della Dea e dei personaggi mitici che ne hanno trasmesso l’insegnamento. La seconda parte, chiamato jñāna kāṇḍa, è il testo qui riprodotto, prevalentemente dedicato all’esposizione della dottrina advitīya. La terza parte, andata perduta, era il caryā kāṇḍa, in cui si descrivevano i rituali del primo e secondo livello. Secondo la tradizione vivente, il Paraśurāma Kalpasūtra sarebbe un testo che riassume il caryā kāṇḍa del Tripurā Rahasya, perciò questa perdita non è del tutto irreparabile.
La struttura del jñāna kāṇḍa segue i parametri della narrativa tradizionale. Un racconto più ampio contiene al suo interno un certo numero di racconti c...
In origine, il Tripurā Rahasya era composto da tre parti: il māhātmya kāṇḍa, contenente prevalentemente le narrazioni mitologiche focalizzate sulla figura della Dea e dei personaggi mitici che ne hanno trasmesso l’insegnamento. La seconda parte, chiamato jñāna kāṇḍa, è il testo qui riprodotto, prevalentemente dedicato all’esposizione della dottrina advitīya. La terza parte, andata perduta, era il caryā kāṇḍa, in cui si descrivevano i rituali del primo e secondo livello. Secondo la tradizione vivente, il Paraśurāma Kalpasūtra sarebbe un testo che riassume il caryā kāṇḍa del Tripurā Rahasya, perciò questa perdita non è del tutto irreparabile.
La struttura del jñāna kāṇḍa segue i parametri della narrativa tradizionale. Un racconto più ampio contiene al suo interno un certo numero di racconti che sono occasione per l’esposizione della dottrina conoscitiva e che sono di sprone per l’abbandono del dominio illusorio dell’azione, fosse anche quella rituale. L’insegnamento di Haritāyana a Nārada, che consiste in pochi versi di apertura e di chiusura dell’intera opera, ha solo lo scopo di connettere il jñāna kāṇḍa al māhātmya, in cui si trattava dell’incontro tra quel Guru e il suo celebre discepolo. È così poco rilevante, che il lettore, preso dalle diverse narrazioni, si dimentica di questo incipit, che gli ritorna alla memoria solamente alla conclusione del libro. Il vero racconto cornice è rappresentato dai dialoghi tra Paraśurāma e il suo divino Guru Dattātreya. Per ribadire l’importanza della scelta metafisica rispetto alla pratica rituale, ogni narrazione ricomincia proprio dall’inizio, dalla pūja e dal mantra, per poi, dopo la purificazione mentale, celebrare il trionfo della conoscenza sul dominio dell’ignoranza e del saṃsāra. Sia la lettura leggera e il suo effetto profondo!
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