Religioni comparate

«Se una tradizione ci attira, cominciamo con l’ascoltarla. Non in modo acritico, dal momento che nuove circostanze insegnano nuovi doveri e tutto ciò che è finito è, sotto certi aspetti, difettoso. Tuttavia, la ascoltiamo con qualche aspettativa, sapendo che essa racchiude più verità di quanta possa abbracciare la vita».

— Huston Smith, Le religioni del mondo

Il 'comparatismo' è un metodo di ricerca legittimo perché si pone due limiti fondamentali: il rispetto del contesto storico e culturale oggetto del suo studio, che rende sempre unici e peculiari ogni disciplina o pensiero, e il riconoscimento che la differenza, più che le presunte similitudini, caratterizzano diversi modi di intendere le persone e il mondo. In questa differenza e peculiarità di ogni individuo, allora è possibile riconoscere dei temi comuni, condivisi, fondamentali, su cui l’uomo si è interrogato da tempo: vita, morte, aldilà, Dio.

È dunque questa nostra ricerca, questo interrogarsi sull’Altro e il prossimo che ci rende davvero simili. È il rapporto fra sacro e profano, su cui si sono espressi gli storici delle religioni come Giovanni Filoramo, e filosofi del calibro di Frithjof Schuon ed Édouard Schuré.

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