Nuova edizione con copertina rigida e con la Katha Upanisad in appendice, tradotta e annotata dall’Autore, per l’evidente pertinenza col soggetto trattato.
“Recentemente abbiamo avuto modo di rileggere, a quarantuno anni dalla sua pubblicazione, un nostro breve lavoro giovanile. Pur riconoscendo in generale al quel saggio un assetto correttamente impiantato, siamo rimasti sorpresi dalle numerose imprecisioni presenti nel testo, per non parlare di alcuni errori dottrinali: pochi, fortunatamente, ma di una certa gravità. All’epoca in cui lo avevamo scritto, le nostre fonti d’informazione riguardanti il Vedānta śaṃkariano si limitavano all’opera di René Guénon e alle traduzioni inglesi dei Bhāṣya di Śaṃkara Bhagavatpāda con testo sanscrito a fronte. In questo modo era facile verificare la tr...
Nuova edizione con copertina rigida e con la Katha Upanisad in appendice, tradotta e annotata dall’Autore, per l’evidente pertinenza col soggetto trattato.
“Recentemente abbiamo avuto modo di rileggere, a quarantuno anni dalla sua pubblicazione, un nostro breve lavoro giovanile. Pur riconoscendo in generale al quel saggio un assetto correttamente impiantato, siamo rimasti sorpresi dalle numerose imprecisioni presenti nel testo, per non parlare di alcuni errori dottrinali: pochi, fortunatamente, ma di una certa gravità. All’epoca in cui lo avevamo scritto, le nostre fonti d’informazione riguardanti il Vedānta śaṃkariano si limitavano all’opera di René Guénon e alle traduzioni inglesi dei Bhāṣya di Śaṃkara Bhagavatpāda con testo sanscrito a fronte. In questo modo era facile verificare la traduzione e, soprattutto, la resa dei concetti attraverso le parole. Le debolezze che ora riscontriamo, mettono in evidenza tutta l’insufficienza di una preparazione libresca, per quanto approfondita la si possa ritenere. Poiché allora avevamo già da diverso tempo ricevuto una dīkṣā, pensavamo che la prospettiva iniziatica non ci fosse estranea. Tuttavia, non trattandosi di una organizzazione advitīya, gli insegnamenti ricevuti riguardavano una conoscenza limitata al non-Supremo, condizionando così pesantemente l’interpretazione della dottrina del Vedānta, che pur continuava a essere al centro del nostro interesse conoscitivo e del nostro desiderio (jijñāsā). Dal momento in cui abbiamo potuto considerare la dottrina di Śaṃkarācārya dall’interno, la prospettiva s’è immediatamente corretta con l’assunzione d’un punto d’osservazione, questa volta puramente metafisico”.
(dalla Prefazione)
“La conoscenza, che è l’unico mezzo per ottenere il mokṣa, non può essere ostacolata né agevolata da mezzi empirici. Perciò il mokṣa, non dipendendo da alcuna condizione spazio-temporale o da altre relazioni contingenti, può “emergere” in qualsiasi “luogo o tempo”. […] Questa è la ragione per la quale, in questo breve trattato sul post mortem dei sādhaka, ci siamo astenuti dal trattare della Liberazione finale. Il mokṣa, infatti, non ha nulla a che fare con i tempi della vita nel corpo né con quelli dei suoi prolungamenti postumi. Il mokṣa è Realtà, Conoscenza, Infinito.”
Tratto da Il post mortem dei sādhaka secondo la dottrina di Śaṃkarācārya
Per offrirti la miglior esperienza di navigazione possibile www.libreriaesotericamilano.com utilizza i cookie. Vedi informativa completa.
Cookie essenziali
Utilizzati per le funzionalità vitali del sito, per garantire un esperienza utente ottimale
Cookie opzionali
Per funzionalità relative al marketing, alle statistiche e tutte quelle non ritenute essenziali