Ci sono momenti nella vita in cui capisci che la strada davanti a te non è davvero la tua. Che puoi anche percorrerla, certo - ma qualcosa dentro continuerà a farsi sentire, piano ma costante, finché non lo ascolti.
Eliphas Levi quella voce l’ha ascoltata. E gli è costata tutto.
All’inizio, la sua vita sembrava già decisa. Seminario, studi teologici, disciplina. Doveva diventare sacerdote. Era bravo, serio, promettente. Conosceva il latino, il greco e l’ebraico ed era profondamente interessato alle questioni teologiche e liturgiche. Poi succede qualcosa che nei libri viene raccontato in poche righe, ma che nella realtà cambia tutto: si innamora. Potrebbe sembrare una questione prettamente sentimentale ma si tratta di più, è uno strappo interiore. Perché quell’amore mette in crisi l’intero impianto della sua vita. Gli fa vedere che esiste un’altra possibilità, più viva, più vera — ma anche più incerta.
E allora Levi fa quello che molti non hanno il coraggio di fare: lascia.
Lascia il seminario. Lascia il percorso sicuro. Lascia l’idea di sé che gli altri avevano costruito. Apparentemente potrebbe sembrare ribellione ma, in realtà, è una vera esigenza. Non abbandona Dio ma lo cerca altrove, e questa è la parte che spesso si fraintende. Levi non smette di cercare il divino. Anzi, è esattamente il contrario: lo cerca ancora di più. Solo che non gli basta più la forma istituzionale, non gli basta la dottrina. Vuole arrivare al nucleo.
Ed è qui che entra in gioco la magia.
Non quella da racconti popolari, non quella fatta di superstizione. Per Levi, la magia è una via, un metodo, una chiave per leggere la realtà in profondità. Nei suoi testi — soprattutto nel Dogma e Rituale dell’Alta Magia — la descrive come una disciplina che permette all’uomo di avvicinarsi alla parte più alta di sé. Quella che lui chiama Sanctum Regnum: il regno interiore, sacro, spesso dimenticato. L’idea è semplice da dire, molto meno da vivere: dentro ogni persona esiste qualcosa di divino. Ma non lo si trova seguendo regole alla cieca. Lo trovi studiando, cercando, mettendoti in discussione. Una strada scomoda e, ovviamente, non è stato capito. Levi si è mosso in un terreno che metteva a disagio tutti: troppo spirituale per i razionalisti, troppo libero per i religiosi. Il risultato? Critiche, isolamento, diffidenza. Ma non ha mai fatto marcia indietro. E questa è forse la cosa più interessante della sua storia: non è tanto quello che ha scritto, ma il fatto che abbia continuato a farlo, anche quando sarebbe stato più semplice smettere. Seguire la propria vocazione, nella realtà, non ha niente di romantico. È spesso scomodo, solitario, pieno di dubbi e Levi lo sapeva bene. Il segno che ha lasciato nella cultura è evidente, soprattutto dopo. Chiunque si sia avvicinato all’occultismo moderno, in un modo o nell’altro, è passato da lui. Arthur Edward Waite, Papus, Aleister Crowley… nomi diversi, approcci diversi, ma una radice comune. Levi ha dato un linguaggio. Ha preso simboli antichi e li ha resi di nuovo utilizzabili. Ha trasformato qualcosa di frammentato in un sistema che altri hanno potuto sviluppare e non è poco.

Perché leggerlo oggi?
La verità è che Levi non è un autore “facile”. Non lo si legge per intrattenimento, non è quel tipo di libro. Lo leggi quando hai la sensazione che ci sia qualcosa di più sotto la superficie. Quando certe risposte non ti bastano più. Quando inizi a farti domande che non hanno soluzioni immediate. I suoi testi non ti prendono per mano. Non ti spiegano tutto. Però aprono delle porte, accendono interrogativi profondi che meritano di intraprendere un percorso affinché, pina piano, vengano risolti.
E a volte è quello che serve.
Se ti incuriosisce il tema della spiritualità vissuta fuori dagli schemi, se vuoi capire da dove nasce davvero l’occultismo moderno, o semplicemente se senti che è il momento di esplorare qualcosa di diverso… allora vale la pena entrarci. Con calma. Senza aspettative troppo rigide. Ma con la stessa disponibilità che ha avuto lui: quella di mettere in discussione tutto, pur di arrivare più vicino a qualcosa di autentico. Per fare questo primo passo, il testo migliore da noi proposto è Il libro rosso una antologia dei suoi scritti. Un volume prezioso, che ha il pregio di racchiudere le parti salienti della complessa produzione letteraria di Lèvi. Il libro parte dalle biografie degli autori che hanno fatto la storia dell’esoterismo e che Levì sicuramente leggeva, studiava e conosceva bene. Fondamentale per chiunque voglia una panoramica completa dell’evoluzione delle forme e delle correnti dell’esoterismo occidentale. Si passa poi ai principi fondamentali del Dogma e del Rituale dell’alta magia per comprendere concetti introdotti dall’autore quali “La luce astrale” e gli egregori. Infine, la produzione più “poetica” e solenne di Levi, fatta di preghiere, invocazione e cantici. Una volta preso confidenza con la sua poetica e il suo modo colto di vedere la magia, si può passare a un testo che introduce al già citato Sanctum Regnum. Levì ha avuto contribuito a rivoluzionare il mondo dei tarocchi facendoli diventare un ponte interdisciplinare tra cabala, magia e filosofia ermetica. Non tutti sanno che era anche un ottimo illustratore, dotato di una non comune dote artistica. Nel Rituale Magico del Santum Regnum accompagna il lettore alla scoperta del senso profondo degli Arcani Maggiori. Ogni immagine diventa così una icona vivente, depositaria di preziose conoscenze iniziatiche in grado di rivelare i misteri dell’esistenza e il senso della magia, intesa come ritualizzazione della volontà. Che si creda o meno nelle sue idee, resta questo: Levi ha provato a dare un linguaggio a qualcosa che molti sentono ma pochi riescono a nominare. Il bisogno di senso, il bisogno di andare oltre le superfici. Forse è per questo che, ancora oggi, i suoi scritti continuano a circolare. Sono strumenti, mappe, a volte imperfette, per chi non ha paura di perdersi un po’, pur di capire dove sta andando. Questo è ciò che conta.
Articolo scritto da Andrea Pellegrino, giornalista, vicedirettore della casa editrice Libraio.