Per migliaia di anni il corpo umano è stato osservato come una struttura capace di riflettere l’ordine del mondo. Culture lontane tra loro hanno sviluppato linguaggi differenti per descrivere questa corrispondenza, lasciando emergere una stessa intuizione: il corpo come mappa, come spazio in cui leggere relazioni invisibili tra materia, coscienza e universo. Nel pensiero astrologico antico, ogni pianeta si inscriveva in una regione del corpo e in una qualità dell’esperienza. Il Sole veniva associato alla testa e al principio della coscienza, Venere al cuore e all’armonia, Mercurio al pensiero e al sistema nervoso, Saturno alle ossa e alla struttura del tempo. L’alchimia disponeva queste corrispondenze all’interno di un processo di trasformazione in cui organi, fluidi e stati del corpo partecipavano a una grammatica simbolica della trasmutazione. La materia corporea diventava così luogo di elaborazione interiore, attraversata da processi che coinvolgevano percezione, conoscenza e mutamento. Nella tradizione cabalistica il corpo si articolava in relazione all’Albero della Vita, mentre nelle filosofie orientali i chakra organizzavano il corpo sottile come sistema energetico e percettivo, composto da centri collegati a differenti livelli della coscienza.
Una delle più antiche simbolizzazioni è quella che sovrappone, nonostante la distanza, il cielo e l’essere umano. È indubbio, grazie a testimonianze
sparse ovunque e alla vasta elaborazione mesopotamica dell’astronomia e dell’astrologia, che il cielo stellato era considerato un grande, immenso libro nel quale era possibile leggere e interpretare la volontà divina. Le costellazioni rappresentavano infatti grandi animali ultraterreni e i pianeti erano i carri delle potenze cosmiche. Nel firmamento andavano quindi cercati i simboli e i presagi di ciò che era terreno. La rappresentazione del cosmo è una chiara espressione di questa forma mentis. Presso tutti i popoli, fin dalla remota antichità, il Sole è rappresentato da un cerchio che spesso vede disegnate al suo interno fattezze umane: un viso sorridente e raggiante. Anche le rappresentazioni dei pianeti sono accostate ad oggetti che fanno parte della vita terrena: il dio Saturno tiene in mano una falce, Venere uno specchio, sulla testa di Mercurio c’è un caduceo, Marte ha una lancia etc.
Si tratta di un processo di scambio che avviene in un circuito uomo- cosmo, una proiezione nella quale l’uomo diventa cosmomorfo e l’universo antropomorfo. Una vera e propria introiezione, da parte della struttura umana, della struttura universale in una corrispondenza diretta e consustanziale macrocosmo-microcosmo. Cosa che ci riporta alla congiunzione del pianeta antropomorfizzato e dell’uomo “pianetizzato”, cellula del mondo astrologico così ben rappresentato da molte figure del museo ermetico, fra le quali la mappa dell’anatomia occulta. Attraversando queste tradizioni emerge una continuità: il corpo come ponte tra dimensione visibile e invisibile, tra esperienza individuale e struttura cosmica. È il percorso che attraversa Anatomia Occulta, il testo di Andrea Pellegrino che raccoglie simboli, sistemi e visioni provenienti da epoche differenti, mostrando come il corpo sia stato pensato per secoli come chiave di accesso a una conoscenza più ampia. In queste pagine il corpo riappare come archivio simbolico, territorio di trasformazione, luogo in cui l’essere umano ha cercato di orientarsi all’interno del mistero dell’esistenza. Muovendo dall’analisi della mappa Anatomiae Occultii, l’opera attraversa i secoli per ricostruire l’iconologia del corpo umano nelle scienze esoteriche, dove carne e cosmo si specchiano l’uno nell’altro. Il corpo non è soltanto organismo: è microcosmo, sigillo vivente del macrocosmo, soglia attraverso cui l’universo chiama l’uomo a un viaggio interiore.

La tavola Anatomia occulta analizzata nel dettaglio nel libro
Articolo scritto da Veronica Falcone, direttrice degli eventi, laureata in lettere, volto storico della Libreria Esoterica e addetta alla creazione di contenuti.